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Tutta Morra - Morra De Sanctis

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Tutta Morra

A TRENTANNI DAL TERREMOTO DELL '80
di Francesco Pennella e Giuseppe Marra


Anche Morra De Sanctis, e non poteva essere diversamente, ha ricordato con una serie di iniziative la triste ricorrenza del trentennale dal disastroso terremoto che ha colpito l'Irpinia la sera del 23 novembre 1980. Tra le iniziative di queste giornate della memoria vi è stata l'esposizione, organizzata dalla Pro Loco, di un notevole numero di foto e di documenti (anche filmati) relativi al terremoto, all'emergenza, agli aiuti ed infine alla ricostruzione, tirati fuori dai cassetti con sincera commozione, soprattutto da chi in quei giorni ha vissuto sulla propria pelle quella tragedia immane. La parte dedicata agli aiuti è sicuramente uno dei capitoli più importanti della mostra. Esporre le foto dei volti dei soccorritori che hanno deciso, in quel drammatico momento, di lasciare la propria casa e di giungere in soccorso ad una popolazione così lontana, si crede sia il modo migliore per ringraziarli ancora una volta. Assieme alla mostra fotografica e documentaria intitolata "Trent'anni dopo", il programma delle commemorazioni, che si è svolto in modo sobrio ed essenziale, ha previsto anche altre iniziative. Nel pomeriggio la comunità morrese ha intitolato il centro polifunzionale al professor Luigi Del Priore, insigne docente al liceo cantonale di Locarno in Svizzera, che all'epoca del terremoto molto si prodigò per la sua comunità. Durante la cerimonia d'intitolazione, il Sindaco Gerardo Capozza ha ricordato l'opera del professor Del Priore nell'organizzare un'ingente raccolta fondi in Svizzera per la ricostruzione di Morra. Momento toccante della cerimonia è stato 1' esibizione di un coro di bambini che ha intonato gli inni dell'Unione Europea e dell'Italia e particolarmente significativa è stata la consegna da parte del Sindaco, a nome di tutti i morresi, di una targa commemorativa alla Caritas di Bologna nelle mani di un suo volontario, il signor Enzo Dall'Olio, anch'egli distintosi a Morra all'epoca del terremoto. Il culmine delle commemorazioni è stata la fiaccolata dal centro del paese al cimitero con la deposizione di una corona d'alloro ai piedi del monumento alle vittime (che furono 47 durante il sisma e 17 nei giorni successivi al sisma), e la Santa Messa, molto partecipata e sentita, che ha avuto inizio alle 19*35, l'ora tremenda di 30 anni fa. E' stato commovente per i morresi incontrare di nuovo il signor Alberto Gianinazzi del Gruppo svizzero Epicentro, e il signor Enzo Dall'Olio della Caritas di Bologna. Entrambi, nel corso di questi trent'anni, non hanno mai reciso i propri legami di amicizia con i morresi ritornando varie volte a Morra. 11 legame speciale con la Caritas di Bologna va sottolineato anche ricordando che, nel mese di settembre, la signora Marina Accorsi, all'epoca volontaria della Caritas di Bologna, ha visitato il paese per a prima volta dopo trent'anni. E' sempre vivo, nei racconti della gente, il ricordo della generosa opera di soccorso e di solidarietà svolta sia dai volontari giunti da ogni parte del mondo sia da tanti benefattori che si adoperarono nel raccogliere e nell'inviare a Morra ogni genere di aiuto. Vanno ricordati, tra i tanti: Radio Alter Sassari (in particolare Domenico Manca di Oschiri), tutti i militari del genio militare, la FLM Milano, medici e paramedici dell'Ospedale Civile di Brescia, dell'Ospedale Giovanni XX11I di Bari, dell'Ospedale Camposampiero di Padova, dell'Ospedale di Orzinuovi, gli operai di Belluno, l'Agesci-Scout (in particolare Enrica Simone), gli Scouts Napoli 10a Stella Polare, la Parrocchia La Cesarea di Napoli, la Caritas di Bologna, il Gruppo mezzi mobili campani e genio, la Regione Toscana, la Provincia di Pisa, l'Associazione "La Racchetta" Empoli, la CGIL- CISL-UIL Torino , la UIL Campania, 1’ Ordine dei Cavalieri di Malta, il Gruppo Epicentro di Zurigo, il Politecnico di Zurigo, il Gruppo Ricostruire Morra De Sanctis" IPSOA di Milano, il Gruppo cristiano-evangelico di Zurigo, l'UBS Banche svizzere, il Comitato italo-tedesco di Tübingen, il Gruppo soccorso giovani studenti di Roma, il Comune di Santa Lucia del Piave (TV), il Private Erdbebenhilfe Italica E.V. di Monaco di Baviera, i morresi emigrati in Svizzera ed in ogni parte del mondo, l'AME, Luciano Pavarotti e la città di San Francisco, che promossero un concerto di beneficenza.

DAL GIORNALE "AVVENIRE BOLOGNA 7"domenica 5 dicembre 2010

«Il nostro ritorno a Morra»


Sono stato invitato a Morra De Sanctis (AV), delegato Caritas, per il 23 novembre per rievocare l'aiuto dato e per commemorare insieme a loro i defunti di quella sera». Chi parla è Enzo Dall’Olio, che nel 1980 come volontario della Caritas bolognese operò a Morra per portare soccorso dopo il terribile terremoto dell’Irpinia. «L'incontro con le autorità, poi in corteo con i ceri, fino al cimitero, in silenzio - continua - Deposta una corona al monumento, sono stati letti i nomi delle persone morte, poi nella Cappella è stata celebrata la Messa con grande partecipazione di popolo. Un popolo che non dimentica e ancora soffre perché una terra, già grama, ha distrutto famiglie e sepolto giovani». «A me - dice sempre Dall'Olio - Morra dopo trent’anni è apparsa tutta ricostruita, bella, ordinata. Una parte del paese però è vuota perché l’emigrazione continua, terminato di ricostruire le case è finito anche il lavoro. I giovani rimasti si danno da fare per qualificare il paese, che non muoia per sempre. L’augurio è che le loro iniziative vadano a buon fine». «Partimmo di sera dalla stazione di Bologna - ricorda un'altra volontaria di allora, Marina Accorsi - era già pieno giorno quando passammo per Sant'Angelo dei Lombardi...non dimenticherò mai le scene di vita interrotta che si presentarono ai nostri occhi. Ci dissero che Morra non era lontana. Calò un silenzio assoluto: eravamo tutti giovani, io avevo 18 anni, e più nessuno aveva voglia di scherzare». «A Morra - continua - ci aspettava l'accampamento della Caritas: tre tende militari e una baracca con i bagni. Era febbraio, a 800 metri d'altezza faceva freddo e c’era la neve. La mattina successiva eravamo tutti operativi. Il "modulo Caritas" prevedeva che, oltre a lavorare sodo, si socializzasse con gli abitanti del luogo. Indelebile nei miei ricordi l'accoglienza di queste persone meravigliose che, spalancandoci quello che restava della loro casa, raccontavano di loro e chiedevano di noi insegnandoci la dignità del dolore e nel dolore». «Ogni sera - dice ancora Accorsi - si tornava al campo camminando lentamente, spesso cantando per esorcizzare la tristezza, la paura, l’impotenza davanti a eventi tanto più grandi di noi. Per trent anni, pensando a Morra, ho rivisto questa immagine del rientro serale. Ed è proprio per celebrare quell'esperienza che in me ha messo radici, che quest’anno sono tornata. Nessuna maceria in giro ma un paese bello, ordinato, pulito e fiero. Ho trovato amici che mi hanno accolta come una regina solo per il fatto di esserci stata allora e di essere tornata oggi. Ho letto una gratitudine infinita negli occhi di chi, sentendomi nominare la Caritas di Bologna, si illuminava e ricordava Cristina Biondi, don Edelweiss e i tanti volontari. Ho spesso pensato che forse avremmo potuto fare di più per conservare il legame e invece ho scoperto che il legame c'è ed è saldissimo». (C.U.) Anche io ricordo con tanto amore la Caritas, don Edelweiss, tutti quei giovani che non solo lavoravano per Morra, ma assistevano anche con molto tatto e amore cristiano le persone che ne avevano bisogno. Ricordo che portarono a cavalcioni fino a Montecastello mio fratello Nicola, invalido. Che venivano ogni giorno a trovarlo e a scherzare con lui. Ricordo Maria Giulia, studentessa universitaria di Ferrara, che fece amicizia con mio figlio nei pochi giorni che rimanemmo a Morra in ferie e poi vennero a trovarci qui in Svizzera e mio figlio andò a trovarla a Ferrara. Ricordo Gunter Haupt, che portò a Morra un’ambulanza dono degli studenti dell'università di München. Ricordo quando un padre sconsiderato sbraitava davanti alla porta della casa della zia, dove erano alcuni della Caritas, perché gli avevano portato via il figlio che faceva a Morra una vita grama e loro gli avevano trovato un'occupazione in Romagna. Ma loro pazienti, tutti compresi di amore e carità cristiana sopportavano ed aiutavano tutti. Grazie a tutti voi, grazie anche a quel giovane che prese gli ordini sacerdotali e andò in Sudamerica, e che scriveva sempre a mio fratello Nicola. Un ragazzo di quel tempo, nel suo slancio di riconoscenza giovanile, compose una piccola poesia, che io pubblicai sulla Gazzetta. Eccola:

MIO CARO PADRE EDELWEISS Ti ho conosciuto un giorno di buon mattino.
Tu spinto dal tuo spirito di carità
venivi a soccorrere noi, poveri terremotati.

La tua parola di conforto quando bene ha fatto
alle nostre anime sconfortate.
Il tuo nero mantello ti fa rassomigliare a „ZORRO"
e tu, come lui, sei difensore dei deboli e degli oppressi...
Il tuo volto bonario quanta fiducia ispira.
Il tuo dolce sorriso conquista
chiunque ti avvicina.

Grazie di cuore per il conforto che mi hai dato.
Ti ricorderò sempre con affetto:
come un figlio ricorda il proprio padre.


GERARDO GALLO

 
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